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Vittoria Bianco – La forza di ricominciare


Caro Inchiostro Di Puglia,
Ho sempre letto le tue storie che raccontano di giovani pugliesi che realizzano i loro sogni e raggiungono traguardi importanti. Oggi invece sono io, ancora incredula per quanto mi è accaduto, che provo a raccontarti la mia storia.


Sono Vittoria. Nata il 7 ottobre del 1995 a Putignano, ridente cittadina della Murgia barese, regno del Carnevale e delle Grotte.
Sono timida ma, testarda; impacciata in alcune occasioni ma, caparbia; a pezzi, perché me ne manca qualcuno, la gamba destra, amputata per complicanze dovute a cinque interventi chirurgici per un dannato cancro ma, sono tutta d’un pezzo quando si tratta di dare il massimo.


Ho combattuto la malattia ed ogni giorno continuo a combattere per realizzare i miei sogni.


Sostenuta fortemente dalla competitività di un padre ex atleta
mezzofondista FIDAL (poi deviato alle gare di ballo liscio e standard in coppia con mia madre), ho abbracciato appassionatamente la competizione, quella del nuoto.


A 6 anni ho imparato a nuotare, a 10 sono entrata a far parte di una squadra agonistica e di lì, il nuoto non mi ha mai più abbandonata.


Ma come in ogni fiaba, la vita riserva anche momenti bui, tristezza e dolore.


Nel 2015 quello che secondo i medici era “nulla di grave” inizia a tormentare e stravolgere la mia vita. La mia e quella della mia famiglia.


Dopo un lungo iter diagnostico, approdo a Padova, dove un luminare della medicina ortopedica oncologica, il professor Ruggeri (di origini Tarantine), ci comunica la notizia che nessuno voleva mai sentirsi dire, “cancro”.


Il mio ginocchio, era diventato grande quanto un pallone.
Un pallone, che per quanto mi è stato attaccato mi faceva perfino tenerezza, tanto da battezzarlo scherzosamente “Nemo”, come il pesciolino del film d’animazione, a cui si somigliava tanto.


Ricordo mia sorella Carmen, che per sdrammatizzare mi imitava mettendo il peluche del pesciolino Nemo infilato nella gamba del pantalone.


Abbiamo pianto ma abbiamo anche tanto riso, perché con l’infausto destino occorre scherzarci per batterlo sul campo.


Un anno di chemio a Padova; un mese e mezzo di Protonterapia a Trento e poi ancora a Padova per sei interventi chirurgici tra escissione della massa tumorale, della grandezza di ben cm. 21x18x6 e “riparazioni” varie.


Arrivai a pesare 35 chili. Ero pelle ed ossa.


Ci sono voluti 6 mesi con l’impossibilità di essere autonoma e con una gamba che ormai non serviva più a nulla, fino alla decisione inevitabile di farmi amputare.


Del giorno dell’amputazione, non ricordo moltissimo. Mio padre mi racconta che appena sveglia in sala operatoria, ancora attaccata a tubi e tubicini, la prima cosa che gli dissi fu: ”Papa’ stai tranquillo, vado a Tokyo!”


Oggi col sorriso sulle labbra, penso al fatto che ero io a consolare lui.


Mi ero preparata psicologicamente per l’operazione facendo una ricerca sugli atleti Paralimpici e di lì è partito un sogno ma, più che un sogno, un progetto, “il progetto”!


10 luglio 2021, a Napoli la convocazione ufficiale alla paralimpiade, un’emozione immensa, indescrivibile, come quella vissuta qualche giorno fa a Tokyo.


Chi l’avrebbe mai detto che sarei salita sul gradino più alto del podio con le mie compagne di squadra a cantare commuovendomi l’Inno nazionale?


La gara più bella, la medaglia più desiderata. Un mix di gioia e già il pensiero a nuove sfide.


Con queste parole voglio augurare a tutti di realizzare i propri sogni. Perché la vita di questa è fatta di sfide da superare e sogni da realizzare.


A pensarci bene, la parte più bella è stata quella della preparazione, fatta di tante preoccupazioni, forza di volontà, momenti difficili, sacrifici, dove ce la metti tutta pur di vedere il tuo progetto prendere forma.


Dopo Tokyo, mi sono fatta tatuare due carpe sul braccio.
Nell’immaginario del tattoo, la carpa simboleggia il coraggio, la perseveranza, la predisposizione a fare grandi cose, a superare gli ostacoli. Tant’è che si racconta che gli Dei, impressionati da tanto coraggio, trasformarono una carpa in un dragone.


Ringrazio pubblicamente tutti coloro che mi sono stati e mi sono vicini, i medici diventati miei “fan”, chi mi ha fatto sentire normale e non disabile, chi ha creduto in me, compresi voi di “Inchiostro di Puglia” che con questo scritto fate entrare la mia storia nelle vite di tante persone, mi piacerebbe dire loro, a chi a volte si arrende troppo in fretta, che tutto è possibile.


Vittoria Bianco atleta Paralimpica, oro staffetta 4 x 100 SL – Tokyo 2020.