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Torno in Puglia per fare il contadino. Alla ricerca della felicità


Caro Inchiostro di Puglia…
Mi chiamo Michele e vorrei raccontarti la mia piccola storia…


Sono cresciuto in un borgo nella provincia di Brindisi: Tuturano.


Crescere in campagna è meraviglioso; con il senno di poi mi rendo conto di quanto sono stato fortunato. I miei genitori, all’epoca, erano contadini e molte volte io e mio fratello andavamo in campagna con loro, per non restare a casa da soli.


Ricordo che non vedevo l’ora arrivasse il periodo della vendemmia. Mio padre aveva uno dei pochi camion del paese, un grande vecchio camion rosso ruggine, e il calendario era pieno di carichi di uva da effettuare. Mi portava in giro con lui per i vigneti. Ad ogni carico il vignaiolo di turno faceva festa. Ogni giorno un carico, ogni giorno era una festa.


Poi lo sai com’è, cresci, ti diplomi e ti vedi qui, in un paesino del Sud, senza tante opportunità apparenti…


Così ho scelto di andare a studiare al di sopra di quella linea immaginaria che divide l’Italia. A Bologna, spinto dalla voglia di crescere e convinto dal pessimismo generale dei saggi anziani: “Aqquà non ci sta fatìa! Bisogna emmigrare al Norde”.



Bologna è una città fantastica. Ricordo che appena arrivai alla stazione tutto mi sembrò così enorme, immenso e bellissimo. Avevo la possibilità di scegliere tra tante facoltà e corsi di laurea. Ma quando nasci contadino, l’istinto e la passione ti rimangono nel sangue.


Scelsi infatti la Facoltà di Agraria. Gli occhi dei miei genitori – un miscuglio di delusione e orgoglio.


Delusione perché per loro sarei potuto diventare ingegnere, chirurgo, avvocato o qualsiasi altra cosa di diverso dal contadino. Ma dall’altra parte, erano orgogliosi della passione che erano riusciti a trasmettermi.



A Bologna mi laureai, trovai un ottimo lavoro (mi occupavo di Economia e Marketing nel sistema agro industriale) e conobbi anche la più bella ragazza della città.


Andava tutto bene. C’erano tutti presupposti per restare lì, farsi casa e “figghiare”. Era tutto perfetto. 
O quasi…


Perché sì, Bologna è una città perfetta da vivere. Però dentro sentivo che mi mancava qualcosa… Che mi mancava il rumore del mare. Mi mancava il sapore amaro delle mani sporche di cardo. Mi mancava l’assordante silenzio delle 14.


Mi mancava la mia campagna.
Mi mancava il Sud. 
Mi mancava casa.


Così nel 2014, lo stesso anno i cui i Sud Sound System uscivano con la canzone ‘Sta Tornu’, la decisione: Tornare a casa. Alla ricerca della felicità.



Ora sono Boer il Contadino, qui, a Tuturano. Un contadino ai tempi dei social. Che sta realizzando il suo sogno di far riavvicinare le persone alla vita contadina nella sua semplicità.


Tra la mia terra e le consegne. Sempre pronto ad aiutare i nonni a piantare quei pomodori che daranno ai nipoti la salsa più buona del mondo.


Tra i valori di un tempo, con uno sguardo più consapevole. Riscoprendo ogni giorno in chiave moderna le abitudini del passato, come un modello di economia circolare, per essere sempre più rispettosi della natura e dell’altro.


Per questo mi impegnerò ogni giorno, per fare della mia utopia un mondo possibile.



Ah, quella ragazza di Bologna, pure lei ha deciso di venire giù, lei più pazza di me; ma questa è un’altra storia.


Un saluto dal vostro Contadino Boer


P.S. quando volete, passate a trovarmi in campagna.