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La ragazza dei tarallini

Un racconto di Osvaldo Piliego.


Cosa ti costa, prendilo un tarallino, è gratis, questi con l’uvetta sono pure buoni. E magari ti compri anche una confezione al negozio, così quella stronza che mi paga 15 euro al giorno per stare qui al freddo, con questo cestino, a offrire un assaggio del suo forno ai passanti, scuce un cazzo di sorriso che non le costa niente. Solo io pago tutto, le mie scelte sbagliate, le bollette e l’affitto.


– Buonasera, vuole assaggiare un tarallino? Ci sono dolci e salati.


Basta dire no grazie, certi giorni è come se fossi invisibile. La padrona dice che non ci metto il giusto impegno, che non sono motivata. Se fossi stata una motivata nella vita non mi ritroverei per strada con un cestino di vimini e cercare di convincere i passanti a spendere 10 euro nel suo negozio.


– Buonasera, vuole assaggiare un tarallino? Ci sono dolci e salati.
– Sorry…


Una laurea in lingue spesa a spiegare gli ingredienti di un prodotto da forno. Volevo viaggiare, fare l’interprete, la traduttrice di romanzieri francesi e inglesi contemporanei. E invece eccomi qui, due ragazzi sui venti mi puntano da lontano. Uno dei due si avvicina e mi passa un flyer, mi sussurra all’orecchio di chiedere di Davide alla porta. Mi fa l’occhiolino e poi si allontana.


– Grazie e buona sera, se volete acquistare i nostri prodotti potete trovarli presso il nostro punto vendita lì sulla sinistra.


Mi dispiace caro ma non verrò nel locale quanto stacco, a casa c’è mia figlia che mi aspetta, è finito il tempo per le stronzate, ne ho già fatte abbastanza, ora è il momento della resa, la vita mi ha presentato il conto e io lo pago a rate.


– Scusa sto cercando Piazza Duomo.
– Sei quasi arrivata, va da quella parte e la trovi, non ti puoi sbagliare.
– Posso chiederti un favore anche io?
– Prendi un tarallino e fai finta di essere interessata?
– Ok.
– Grazie.
– Buoni.


Nina è a casa con la nonna, quando il padre se n’è andato mia madre non ha detto niente, ha preso la bimba in braccio e le ha detto ci pensa la nonna. E io che credevo di essere una donna emancipata sono tornata ad essere una figlia. I primi mesi dormivamo nella stanza che mi ha visto crescere. Solo da poco ho preso un monolocale in affitto. Ho bisogno di questo lavoro, di questo e altri cento, per vederla crescere e farla stare bene.


– Ciao Silvia.
– Ciao Rocco.
– Com’è oggi?
– Fredda e tu?
– Io attacco adesso.
– Buon lavoro.
– Buona notte.


Rocco lavora come lavapiatti in un ristorante stellato qui nel centro. Vorrebbe fare lo chef ma dice che da qualche parte bisogna pur cominciare. Mi piace molto e credo di piacere a lui ma non c’è spazio per altro amore nella mia vita. Tutto quello che ho è per Nina. Se mai ci sarà non è certo oggi e neanche domani.


– Pronto mamma. Sai che non posso rispondere.
– Solo per dirti che si è addormentata.
– Ha chiesto di me?
– Si ha detto di dirti di ricordarti quella cosa.


La turista ripassa mi saluta ha in mano la busta del negozio. Ha comprato qualcosa. Per un attimo sento che questo mio lavoro ha un senso. La proprietaria del negozio da lontano mi sorride e alza il pollice, io vorrei rispondere con il dito medio ma non posso.


– Brava Silvia, vedo che stai entrando nella filosofia della nostra azienda.
– Si, signora Claudia.


Lo sanno tutti che il negozio è il regalo di un avvocato, sposato con due figli. Mentre la moglie fa yoga, lui fa palestra con lei. Da vent’anni. E lei lo ama ma non lo avrà mai veramente. Anche io lo amavo alla follia. Eravamo due cuccioli quando sono rimasta incinta. Ma eravamo felicissimi e tutto sarebbe andato bene, ne eravamo sicuri. Appena una femmina sente di aspettare un figlio si tramuta in una donna naturalmente, gli uomini no, hanno bisogno di lavoro e tempo per diventare padri. Lui non ce l’ha fatta. Nei nove mesi di gravidanza tornava ogni sera sbronzo. Anche quando mi si sono rotte le acque lui non c’era. È stato mio padre a portarmi all’ospedale. I mesi dopo la nascita di Nina sono stati un disastro, non riusciva neanche a tenerla in braccio. E come tutti i bambini quando hanno paura, alla fine è scappato.


– Come sta Nina?


Mi ha scritto questa mattina. E io non ho risposto. Scorro la cronologia di Whatsapp.


Messaggio 1: Scusa Silvia, ho solo bisogno di un po’ di tempo, tornerò presto e saremo felici.


Messaggio 2: Ciao Silvia, ho trovato un lavoro, sono felicissimo, dovrò partire, ma metterò da parte un po’ di soldi. Quando torno ci facciamo un bella vacanza. Tutti e tre.


Messaggio 3: Hei, ma oggi è il compleanno di Nina? Scusa ma qui è un casino, non faccio che pensare a voi.


Messaggio 4: Silvia ti scrivo per dirti che ho conosciuto una persona, non è niente di serio, ma volevo che lo sapessi, anche tu sei vuoi sentiti libera. Alla fine siamo così giovani. Ti voglio bene. Bacia Nina.


E poi una marea di cazzate solo per lavarsi la coscienza, solo per non avere sensi di colpa. Ma io non ho il tempo e la forza di badare a due bambini. 
Quando torno a casa Nina dorme. La bacio sulla fronte. Si sveglia.


– Mamma, hai il regalo per me?
– Si piccola mia indovina, è nella mano destra o sinistra?
– Qui.
– Brava piccola.
– Evviva mamma, ti amo.


Mentre mi spoglio per fare una doccia mangio il tarallino che nascondevo nell’altra mano. Perché mia figlia non dovrà perdere. Mai.


Post Facebook – 11 Febbraio 2019

"La ragazza dei tarallini"Un racconto di Osvaldo Piliego.Cosa ti costa, prendilo un tarallino, è gratis, questi con…

Pubblicato da Inchiostro di Puglia su Lunedì 11 febbraio 2019