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A Nonna Caterina


Caro inchiostro di Puglia,


Ho sempre pensato che la vita fosse una grande candid camera e che alla fine del programma arrivasse il conduttore pieno di risate a dirmi che era solo una bugia e che tutti i lutti che ho vissuto in realtà facevano parte della sceneggiatura e che era finalmente tempo di rivederli i miei cari.


E li immagino uscire, da dietro le quinte, uno ad uno e ridere di me e della mia stoltezza nel non aver capito niente, applaudire alla mia ingenuità ed io lì, vedermi ridere come una cretina e piangere e cominciare a dare a tutti degli stronzi.


Ho sempre pensato che fosse una gran figata tutto quello che hanno realizzato per fingere che la vita dovesse funzionare per forza in un certo modo, già da quando mi hanno “privato” dell’infanzia per imparare a fare cose di cui oggi sono felice, ma non perché le so fare, ma perché ho un ricordo di chi me le ha insegnate.


Oggi per esempio ho fatto la parmigiana, ma non riuscivo a finirla, perché ogni volta che penso alla parmigiana mi viene in mente sempre nonna Caterina quando mi ha insegnato che le melanzane se le friggi con la pastella sono più buone, ma non una pastella normale, “ci devi mettere prima le uova, poi le giri bene bene e ci metti la farina e l’acqua”, “l’acqua? Nonna perché l’acqua?”


“Perché l’allunghi, viene più densa ed è meno pesante del latte. E poi dopo ci metti nu bell piun (un bel pugno) di parmigiano, così viene più saporita, lo sai come gli piace a Zio Leonardo così? Io sempre quella (la parmigiana) gli faccio”.


Tutte le volte che faccio la parmigiana, e nella mia vita l’ho fatta solo due volte, rivedo sempre quella scena, e la rivivo così tanto che faccio le battute ad alta voce, era il nostro unico momento felice per poter parlare quando eravamo solo io e lei, era bello.


Oggi sono a Torino, ho 26 anni, ed ho fatto la parmigiana perché la Puglia è davvero un fottuto stato d’animo.


Caterina