“Cristalda e Pizzomunno”

Con “La leggenda di Cristalda e Pizzomunno” Max Gazzè sta facendo una promozione mediatica a Vieste e alla Puglia di proporzioni enormi, no le chiacchiere.

 

Per chi non conoscesse la Leggenda. La storia narra che il giovane marinaio Pizzomunno fosse così innamorato della sua Cristalda, da resistere al canto ammaliante delle sirene, che, indignate, trascinarono l’amata in fondo al mare. Non riuscendo a salvarla, Pizzomunno restò pietrificato dal dolore e dalla rabbia, trasformandosi in un grande scoglio bianco. Da allora, i due amanti possono incontrarsi solo una notte ogni cent’anni.

 

Tu guarda

Quell’onda

Beffarda

Che affonda

Il tuo amore indifeso

 

In questi versi c’è una storia che parla di Vieste, una leggenda di Puglia sconosciuta ai più, che prende vita in un luogo incantato. Pizzomunno e Cristalda sono i nostri Romeo e Giulietta, due personaggi meno nobili, meno radical chic, ma indossolubilmente legati alla loro terra e ad un amore che li rende eterni.

 

Come un moderno Shakespeare, Max Gazzè decide di partire da un amore e da una leggenda per creare una storia, una ballata delicata che racconta, con un paradosso, cosa può l’ira accecante dell’amore.

 

Lo scenario è il mare di Vieste, una comunità di pescatori, un mare capace di ammaliare e far dimenticare, un vento capace di far arrivare questa leggenda lontano. E ancora la vendetta delle sirene, la meraviglia e lo stupore di un luogo destinato nei prossimi mesi a raccontare la leggenda di Cristalda e Pizzomunno a tanta altra gente ancora. Grazie ad una ballata. Grazie ad una canzone.

 

Si dice che adesso

E non sia leggenda

In un’alba

D’agosto

La bella Cristalda

Risalga

Dall’onda

A vivere ancora

Una storia

Stupenda

 

Quante storie la nostra Puglia, quante leggende in questa terra incantata del Gargano, su scogliere bianche a strapiombo sul mare. I muscoli tesi dei bei pescatori, i capelli pieni di salsedine, le mani di chi lavora tutto il giorno al sole. La ricerca costante di un amore eterno, un coro ammaliante “che irrompe alla mente”.

 

Grazie a Max Gazzè, alla sua ballata, alle note che ci hanno riportato seduti su una scogliera di Vieste ad ascoltare una leggenda d’amore. Che il vento possa portare lontano.